Carissimi,
oggi è stata per molti una giornata di attesa. E c’è ben da capirlo: la poltrona di molti era appesa ad un filo. Tutto il Governo, più una pletora di appartenenti al paragoverno tra clienti, famigli, parlamentari, dirigenti e manager pubblici sono collegati a doppio filo al destino di Berlusconi. Dopo tutta la fatica che hanno fatto a conquistarsi il loro posto al sole, dopo tutte le lusinghe e le minacce, le promesse e i favori, se venisse a mancare la loro fonte di sussistenza primaria, dovrebbero ricominciare da capo in un ambiente che diventa ogni giorno sempre più complicato, grazie alla presenza del MoVimento 5 stelle. Così sono rimasti sospesi nell’incertezza e si tengono tuttora, nonostante la conferma della condanna, ben artigliati alla speranza, come un ragno al suo filo, confidando che il primo soffio di vento non lo stacchi facendoli precipitare nel vuoto.
Noi del MoVimento 5 stelle, invece, siamo tra i pochi che possiamo dirci del tutto indifferenti alla sentenza che ha confermato la condanna di Berlusconi, che è e resta un cittadino qualunque. Un condannato che, come tale, interdetto o no, non può, secondo noi, restare in Parlamento. Non abbiamo da attaccare la magistratura, né da difenderla, non dobbiamo temere per i nostri posti, non abbiamo stipendi da perdere né posizioni di governo o di sottogoverno da mantenere. Noi abbiamo potuto tranquillamente scordarci del fatto che oggi fosse un giorno particolare per molti. L’unico indizio che non si trattasse di una giornata d’Aula come le altre è venuta dalla conclusione anticipata dell’Aula. Poco male: più tempo per studiare i provvedimenti, visto che comunque le cose da fare certo non mancano.
E così per me la giornata si conclude con qualche luce e molte ombre dovute non solo al traffico aumentato a causa delle tifoserie sparse per la città, ma soprattutto per i provvedimenti in discussione in Aula e in Commissione che incidono sulle vite delle persone molto più che un’eventuale villeggiatura forzata di pochi mesi del Cavaliere in una del sue ville strepitose. Eh già, perché i disastri sulla Costituzione dovremo tenerceli così come la riscriveranno gli scherani delle larghe intese per i prossimi 70 anni. E la cosa ci preoccupa davvero, perchè, se l’art. 138 sarà riscritto non ci sarà più alcun freno perché i partiti facciano carne da macello di tutta la Suprema Carta. Altrochè Berlusconi!
Sebbene preoccupata devo però rivendicare almeno un paio di piccole soddisfazioni. La prima è che ho visto che il question time in Commissione Finanze che avevo presentato ieri, chiedendo al Governo di rivedere il complesso delle scadenze fiscali, in modo da evitare la loro concentrazione il 31 luglio è stato ripreso da parte della stampa, tra cui il Sole 24 ore (senza citare il nome della sottoscritta né del MoVimento, non sia mai che ci venga attribuito qualche merito, per carità!). La seconda è quella di essere riuscita a introdurre significative migliorie per i cittadini nella delega fiscale, in sede di Comitato ristretto. La via per l’approvazione definitiva è ancora lunga, ma tenete conto che, dove ci sono norme volte alla semplificazione e alla trasparenza, lì c’è il nostro zampino. Penso alla richiesta di rafforzare gli strumenti per diminuire i contenziosi tributari, le norme per ridurre il peso della burocrazia e per migliorare il lavoro della Agenzie fiscali, l’obbligo per il Governo di relazionare al Parlamento sul nuovo catasto, la richiesta di vedere ridefiniti i compensi per i giochi. Insomma: una giornata dura ma con piccoli successi. Successi vostri, non miei!
Dopo tutto questo lavorìo, però, la soddisfazione vera è venuta in serata, da quell’appuntamento fisso che abbiamo chiamato Agorà. E’ l’incontro con la gente comune davanti a Montecitorio, il riappropriarsi di spazi fisici e di confronto, che vengono di solito preclusi alla cittadinanza, per farli diventare una sorta di spazio sacrale in cui possono muoversi solo i semidei, gli onorevoli. Anche questo è un gesto simbolico per riscoprire il concetto di “rappresentante del popolo”, che molti nostri colleghi hanno scordato. Un momento in cui ci sediamo accanto alla gente comune, andando a relazionare ai nostri veri dipendenti: non i capibastone, non i ras territoriali, ma i cittadini.
E’ per questo motivo che noi non avremo mai paura di una sentenza, né faremo dipendere il nostro futuro dal giudizio da un tribunale: perché noi siamo abituati ad essere giudicati, e perché siamo tutti sottoposti a questo vaglio di impegno e di legalità. E soprattutto perché non c’è nessun singolo da cui dipendano le sorti del MoVimento. Nessuno è più uguale degli altri. Cittadini tra i cittadini. Cittadini per i cittadini.
Una buona serata a tutti voi!
Carla
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giovedì 1 agosto 2013
Diario quotidiano – Un altro condannato si aggiunge alla lunga lista già presente.
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