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sabato 21 settembre 2013

Gli albergatori italiani soffocati dalla Tares


"Ricevo dal Comune di Bassano del Grappa un avviso di pagamento: la famigerata TARES. Come ben sappiamo la Tares sostituisce la Tarsu ma, mentre il numero delle lettere che compongono il nome è sempre lo stesso, gli importi sono quasi raddoppiati. Assieme a mio cognato Federico, gestisco l’hotel Alla Corte dal 2010 e mai ci era capitato di ricevere una notizia più DEVASTANTE! L’importo di oltre 15.000,00 euro è da pagare per la metà la prossima settimana, l’altra a fine anno. Preso dalla rabbia posto la notizia, assieme alle bollette, sulla mia pagina facebook e scrivo: “Benvenuta Tares! 90.51% in più dell’anno scorso. Questo è l’impegno che avete per ridurre le tasse? La cosa ridicola è che è arrivata oggi 19/09/13 e la prima rata del 50% è da versare tra 10 giorni!! Grazie ai politici a Roma, grazie alle associazioni di categoria che UNITE hanno difeso i nostri interessi, grazie ai politici locali che si sono battuti fino all’ultimo respiro per non chiudere le aziende, grazie a tutti: state dando il meglio di voi! TUTTI!”. 
In pochissimi minuti il post viene condiviso da numerose associazioni (anche politiche) perfino dalla Puglia e iniziano i commenti e gli insulti ai politici.
Scrivo questo perché purtroppo è la vera fotografia del nostro Paese. Noi in queste zone pensavamo di essere immuni da tutto quello che accadeva negli ultimi anni nel resto della nostra Italia, invece oggi è così anche da noi. Ognuno di noi ormai conosce qualcuno che ha perso il lavoro, ognuno di noi conosce qualcuno che non riesce a pagare le bollette, ognuno di noi conosce qualcuno che ha chiuso l’azienda e tutti danno la colpa alla politica o meglio ai politici. Ora però la situazione è davvero grave, la mia categoria soffre troppo, se pensiamo che agli albergatori è toccato il versamento più pesante dell’Imu che è costata quasi 11.500 euro. Se tutte le imprese, secondo la CGIA di Mestre, hanno subito un aumento medio fino al 150%, la nostra categoria ha toccato ogni limite! Paghiamo l’acqua il 270% in più di un privato e quasi cinque volte tanto un agricoltore, i costi dell’energia elettrica sono aumentati del 50% negli ultimi anni, i costi di gestione sono raddoppiati e i nostri prezzi sono invariati da almeno 7/8 anni. Non so se tutti riusciranno a pagare anche quest’ultimo balzello, secondo me per alcuni sarà proprio l’ultimo, nel senso che dopo questo saranno costretti a chiudere. Purtroppo devo anche sottolineare che le nostre grida sono sempre troppo sterili, l’unica soluzione potrebbe essere quella di gridare UNITI con le altre associazioni di categoria, ma anche in questo caso non sempre il successo è assicurato: tribunale docet!" Roberto Astuni, Presidente Albergatori Bassano
 

domenica 15 settembre 2013

Funerali più cari per sistemare precari statali: service tax non basta, manovra?



E UN PO' LUNGO DA LEGGERE MA VALE LA PENA .CI SONO TUTTE LE PORCATE CHE FARANNO

ROMA  - Diventerà più costoso persino morire se, come è molto probabile, saranno tagliate “drasticamente” deduzioni e detrazioni fiscali e, tra tante altre cose, anche le spese per funerali non saranno più scaricabili nel 730, ci informa Marco Conti sul Messaggero di Roma. La spiegazione la dàRoberto Petrini su Repubblica: devono sistemare un po’ di statali precari e non sanno dove prendere i soldi, anche perché i tanto mitizzati e mitici tagli alla pubblica amministrazione restano un mito: forse si vedrà qualcosa nel 2014. In altre parole, non solo nuovi statali entrano ma anche non escono quelli vecchi.
Mentre Enrico Letta parla di bicameralismo perfetto e imperfetto, di cui alla gente importa assai poco, anche se un po’ di più importava a Licio Gelliil suo Governo, magari a sua insaputa, sembra una fucina del pensiero fiscale, nel senso della spasmodica ricerca di nuove tasse da infliggere agli italiani e a quella parte che ha commesso la colpa più grave, quella di mettere da parte dei soldi.
I padroni non si toccano, gli speculatori meno che mai, però pensionati e proprietari di case, la nuova maggioranza (sempre meno) silenziosa, sembra un grasso pompelmo da spremitura.
Il ministro della Economia, Fabrizio Saccomanni, in una conferenza stampa è stato quasi tranchant e  ha riferito di aver detto ai colleghi ministri delle finanze europei di star tranquilli sul rapporto debito / pil in Italia. Al posto della Imu
“ci sarà la service tax”.
Enrico Letta è stato un po’ più preciso. Come ha scritto Dino Pesole su Sole 24 Ore,
“la futura «service tax», cui sarà affidato il compito di superare la Imu, accorpare tasse sui servizi e Tares Letta assicura che sarà «equa e progressiva, destinerà attenzione alle famiglie numerose, sarà equilibrata e non sfascerà i conti pubblici».
Marco Conti appare meno ottimista che definisce
“nodo politico e finanziario più rilevante [la] ”tassa sulla casa” che, abolita con la Imu, rischia di rientrare dalla finestra e in maniera ancor più corposa. [...] Si è trattato di una sorta di abolizione «una tantum» necessaria per dare una sferzata all’economia, ma verrà prontamente reintrodotta seppur in altre forme. In realtà l’abolizione «una tantum» dell’Imu è servita per traghettare il governo di qualche altro mese, [...ma quando] il governo avrà meno di una settimana per rendere noti i contenuti della legge di stabilità che consegnerà a Bruxelles, il percorso del governo sarà ad una svolta perché nel Pd, ma ancor più nel Pdl, la reintroduzione dell’imposta sulla casa sotto forma di Tassa sui Servizi, potrebbe diventare un boccone amaro da digerire”.
Dettagli precisi e preoccupanti sono forniti da Roberto Petrini su Repubblica, secondo il quale,
“non si esclude una manovra correttiva per stabilizzare i precari”
senza la quale l’Italia finirebbe per sforare il vincolo del rapporto del 3% fra deficit e pil. Questo spiega perché ancora non si è visto in concreto il
“cosiddetto decreto del «fare 2», circolato in bozze abbondantemente, ma decisamente smentito dal ministero per lo Sviluppo economico”.
“Una norma prevede la stabilizzazione dei 350 mila precari della pubblica amministrazione (già prorogati fino a giugno e dunque fino al 31 dicembre) il cui costo (circa 30 mila euro ciascuno) raggiungerebbe i 3 miliardi. Si tratta in termini di Pil di circa lo 0,2, cifra in grado di portare il rapporto di quest’anno oltre la fatidica soglia del 3 per cento fissato a Maastricht. Il rischio manovra che avrebbe generato la norma, ha procurato il rinvio del decreto. Ma il pericolo è sempre in agguato”.
Il racconto di Carlo Petrini prosegue con il balletto delle cifre:
“Per quest’anno sono necessari circa 4 miliardi: le risorse per Iva (1 miliardo entro fine mese), per Imu (2 miliardi entro dicembre), per cassa integrazione in deroga (circa 550 milioni) e altri 400 per le missioni militari. Il buon andamento dello spread e il maggior gettito Iva per l’operazione «crediti-imprese », potranno essere di aiuto, ma non potranno chiudere la partita per la quale sono necessarie nuove coperture. Altre risorse potranno venire dalla spending review e dalla cessione del patrimonio immobiliare. Tutto verrà tuttavia giocato sul pericoloso filo del 3 per cento”.
Ma s spingiamo lo sguardo al 2014, c’è da avere paura:
“La manovra destinata a trovare risorse potrebbe raggiungere i 10-15 miliardi (dopo i 4 miliardi della Finanziaria 2013). Ebbene il problema Imu-service tax si riproporrà e costerà intorno ai 3 miliardi (insieme al patto di stabilità per i Comuni), se non si vorrà l’aumento dell’Iva bisognerà mettere sul tavolo 3,8 miliardi, per evitare l’aumento dei ticket ci vogliono altri 2 miliardi”.
Poi c’è il cuneo fiscale:
“La Confindustria chiede 5 miliardi per la Irap e i sindacati altri cinque per la Irpef: magari ci si fermerà a metà strada, ma le risorse necessarie si gonfiano e si raggiungono i 10-15 miliardi per la legge di Stabilità del prossimo anno”.
Nessuno parla più del Fiscal compact, il macigno da 20 miliardi all’anno di manovra, eredità diMario Monti. Fa troppa paura il solo pensarci.
Intanto però è già partito, come se nulla fosse, l’assalto alla diligenza, sotto forma del “decreto del fare 2″, che  poi non si capisce cosa voglia dire, visto che fare qualcosa è il mestiere del Governo.  Forse, leggendo Carlo Petrini, vien da pensare che la parola fare vada collegata con porcate. Infatti
“il «fare 2» rischia di essere il veicolo di micromisure in quanto con tutta probabilità finirà «collegato» alla legge di Stabilità. Per ora si annunciano 80 milioni per la circonvallazione di Lucca, il bando per una centrale a carbone nel Sulcis (Sardegna), l’istituzione di una anagrafe dei benzinai (misura che anche prevederebbe la chiusura di 3 mila distributori non in regola entro il prossimo anno)”.

domenica 1 settembre 2013

Decreto Imu, mazzata sulle polizze vita

Da questa stangata il governo punta a recuperare oltre 400 milioni


11:32 - Nel decreto firmato da Napolitano che cancella l'Imu e pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale ci sono, accanto alle conferme, alcune novità dell'ultima ora. Una riguarda le assicurazioni e non è certo una bella sorpresa: viene infatti dimezzato il tetto massimo di detraibilità delle polizze vita che passa dagli attuali 1.291,14 euro a 630 euro per il periodo d'imposta in corso alla data del 31 dicembre 2013. Poi si scende a 230 euro a decorrere dal periodo d'imposta 2014.
Sono compresi i premi vita e infortuni stipulati o rinnovati entro il periodo d'imposta 2000. E da questo il governo punta a recuperare oltre 400 milioni. Una misura che provoca la reazione dell'Ania. Per il dg Dario Focarelli si tratta di ''una segnale molto negativo'' che colpisce 6,5 milioni di contribuenti.
Si conferma poi la 'transazione' per i gestori delle slot machine (una quota dei 9 miliardi contestati) mentre per i Comuni si prevede una compensazione da 2,3 miliardi nel 2013 e la possibilità di presentare i bilanci senza il fiato sul collo, cioé a novembre invece che settembre.
Gli imprenditori intanto fanno i conti: devono digerire la non detraibilità che il governo dice pero' arriverà a breve. Ma il vero incubo ora si chiama Tares: per i capannoni industriali - calcola la Cgia - si prospettano aumenti fino a 1.133 euro con aumenti pesanti anche sui negozi (+98 euro) e sulle abitazioni (+73 euro). Il tutto in attesa della Service tax. Ma se ne riparla nel 2014: ora bisogna trovare i soldi per la seconda rata e c'e' l'emergenza Iva.

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