martedì 3 settembre 2013

Siamo in guerra. Tenetevi pronti. Stiamo preparando un nuovo V Day!


Siamo in guerra
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Kasparov, il campione sovietico, diceva che gli scacchi sono il gioco più violento che esiste. Ed è una partita a scacchi con un Sistema Organizzato a norma di legge quella in corso da anni in Italia. Una partita che ha mandato a morte giudici, fatto esplodere bombe, espulso silenziosamente dalla scacchiera giocatori avversari in tutti i settori della società. E' avvenuto nella politica, nell'informazione, nelle grandi industrie, nell'arte. Chi è nel Sistema deve far parte del Sistema, sia questi un politico, un cantante, un industriale. L'occupazione degli spazi della scacchiera è continuo, incessante, a colpi di leggi, di disinformazione, dell'utilizzo di ogni regola fatta su misura. Ogni casella disponibile va presidiata. Parafrasando Karl von Clausewitz "La politica non è che la continuazione della guerra con altri mezzi". Il MoVimento 5 Stelle non è violento, ma è rivoluzionario. Vuol cambiare la società, restituire ai veri giocatori, i cittadini, la scacchiera, il gioco. Cambiare in senso democratico la Costituzione e lo Stato. Il M5S è una variabile che il Sistema, non solo quello nazionale, non aveva previsto e ha quindi reagito con ogni mezzo possibile per escluderlo dal gioco. Il M5S è condannato dalla sua stessa natura a vincere la partita o a perderla irrimediabilmente. I pezzi bianchi non possono allearsi con quelli neri. A differenza degli scacchi in questa partita non è previsto il pari, ma solo lo scacco matto. Siamo in guerra, una guerra che deciderà il destino di questo Paese per il prossimi decenni. O ci sarà una svolta o una lenta stagnazione con facce nuove a proteggere i vecchi interessi di sempre. Le giovani generazioni non hanno un futuro, laureati e diplomati hanno lasciato l'Italia a centinaia di migliaia in questi anni alla ricerca di lavoro e di opportunità. Sono loro i nostri rifugiati politici costretti ad espatriare, come i siriani, come i libici. Prendono il treno al posto dei barconi. Come in tempo di guerra, lasciano le loro case bombardate dalla corruzione e dall'arroganza della classe politica. Non è più tempo di parlarsi addosso, ma di azioni, di segnali, di presenze. Il Parlamento si è dimostrato una scatola di tonno vuota, il contenuto lo aveva già divorato da tempo il Sistema. Bisogna tornare nelle piazze e pretendere che la RAI diventi una casa di vetro, oggi è solo uno strumento di propaganda in mano ai partiti. Con i fatti, non con le parole. Chi vuole guardarsi l'ombelico si tiri fuori. Il M5S non è il suo ambiente. Presto faremo il terzo VDay. Tenetevi pronti.

I 20 PUNTI PER USCIRE DAL BUIO

SONO DACCORDO SU TUTTI MENO IL DECIMO,CREEREBBE TROPPI DISOCCUPATI
ABBASSEREI DI MOLTO I CASCHET  DEI VARI VIP E CREDO CHE UN BUON RISPARMIO CI SAREBBE..

lunedì 2 settembre 2013

Ecco chi sono i dissidenti del M5S


Pubblicato in data 02/set/2013
Un estratto dell'assemblea del M5S al Senato del 2 settembre

I CONSIGLIERI DEL M5S PIEMONTE TRATTENGONO 2500 EURO DEI 7400 IN BUSTA PAGA

M5S Piemonte : Tablet nelle scuole regalati dal M5S con parte dello stipendio dei consiglieri :

Con la giustificazione effettuata delle spese contestate dalla Corte dei Conti, riparte l’utilizzo dell’avanzo dello stipendio per i “Progetti a 5 stelle”.
Al momento ricevo in busta paga 7400 € mensili e ne trattengo sempre 2500 € + 100 di rimborsi spese circa.
Il primo nuovo progetto finanziato è l’acquisto di una quindicina di tablet per due classi della scuola media di Arborio (VC)

M5S, Fattori: “Non uscirò dal Movimento e non sosterrò un governo Pd”

“Otto, quindici? Non esistono e vorrei sapere chi mi ci ha messo in mezzo”. La senatrice del Movimento 5 Stelle, Elena Fattori smentisce il ruolo di “aperturista” dialogante con le posizioni del Pd sulla modifica della legge elettorale e su una possibile apertura a un governa Letta-bis, nel caso l’attuale esecutivo cadesse. “Io ero in campeggio e la mattina mi sono trovata tra gli otto senatori che escono, ma io non uscirò dal M5S e non sosterrò un governo Pd. Né ora, né in futuro”. La Fattori non crede che ci siano colleghi pronti al salto per appoggiare un Letta bis. “Sono invenzioni – spiega – sarà un modo del Pd per fare scouting”  di Manolo Lanaro

2 settembre 2013

M5S. DENUNCIA 11 OSPEDALI ,FINISCONO TUTTI SOTTO INCHIESTA DA UN COLPO ALLA CASTA


                         

  Barillari e Zingaretti
Pazienti costretti a far le pulizie, a rifare i letti di intere corsie, a sistemare il parco delle strutture di cura e nel piatto un pasto frugale: dalla regione una cascata di soldi che finisco nel nulla. La denuncia dei Pentastellati scuote il Consiglio Regionale del Lazio al ritorno dalla ferie. Non usano mezzi termini: “Collusione e autorizzazioni senza troppi controlli”. Destra e sinistra si sarebbero spartiti un tesoretto immobiliare. Sotto la lente di ingrandimento sono finite numerose strutture sui cui i giovani consiglieri ora voglio vedere fino in fondo
Chi doveva vigilare, non ha vigilato abbastanza, chi doveva autorizzare ha autorizzato senza chiedere troppo, chi poteva arricchirsi sulle spalle dei cittadini lo ha fatto senza alcun rimorso. Vanno giù duro i Cinque Stelle presentando un vero e proprio dossier sulla malasanità laziale, paventando anche la presenza di persone colluse all'interno delle istituzioni.
Criminali sui cui il gruppo consiliare del Movimento vuole fare chiarezza. “Grazie alle segnalazioni dei cittadini – annunciano i pentastellati -  abbiamo aperto undici fascicoli di inchiesta: ASL RM G , Ospedale Subiaco, Umberto I, Colle Cesarano, S. Alessio, ASL RM D, San Michele, ASL RM E, Ospedale 'P. Colombo' di Velletri, Cristo Re, Gemelli, Ospedale San Benedetto di Alatri”.
Puntano il dito soprattutto contro alcuni casi su cui denunciano interessi convergenti di destra e sinistra: il Centro Regionale S. Alessio Margherita di Savoia è un Istituto pubblico di assistenza e di beneficenza fondato nel 1875 per assistere i non vedenti. Dal 2000 ad oggi la politica ci avrebbe messo le mani sopra, perché l’istituto possiede un patrimonio enorme di immobili di pregio a Roma e provincia.
Si sono moltiplicati i Commissari straordinari che ha promosso un incremento costante dell’organico, dei bonus destinati ai dirigenti e degli immobili di pregio assegnati in maniera impropria a totale discapito dei non vedenti, a cui vanno l’intitolazione del centro e gli sfratti. I commissari straordinari hanno lasciato un debito di 12 milioni di euro però hanno fatto concedere immobili in affitto a prezzi bassissimi o svenduti ad aste andate stranamente deserte. Una speculazione economica che tocca anche la tenuta di Presciano, in Toscana, 820 ettari con decine di casali regalati con un contratto di 40 anni a una società privata, la Clovis, che paga solo 250.000 euro l’anno mentre il valore di mercato è di 50 milioni di euro.
Al capogruppo dei pentastellati in consiglio regionale Davide Barillari e membro della VII Commissione 'Politiche Sociali e Salute' il Commissario Matteini aveva addirittura  negato l’autorizzazione ad ispezione minacciando di chiamare le forze dell'ordine. Una questione già stata sollevata a maggio ma lasciata senza risposta.
La Casa di Cura Colle Cesarano è una struttura sanitaria privata neuropsichiatrica accreditata dalla Regione Lazio da maggio 2013. La struttura che da quattro anni opera senza autorizzazione e con un contratto di affitto scaduto nel 2009, ottenendo finanziamenti regionali, è passata di mano in varie società private, per ultima la Geress S.r.l. che senza dichiarare ufficialmente lo stato di crisi, ha aperto ben quattro procedure di mobilità licenziando 8 lavoratori. Nell’aprile 2013 il budget annuale alla struttura è stato aumentato da Zingaretti per 500.000 euro, toccando uno dei massimi fondi erogati ad una struttura sanitaria privata. E’ ampiamente documentato che nella clinica vengono utilizzati degenti per mansioni che dovrebbero essere appannaggio del personale ausiliario e OTA, come la pulizia e manutenzione del parco, il rifacimento dei letti di intere corsie e la sanificazione di interi reparti, mentre il riscaldamento viene centellinato nei periodi invernali, e mancano i condizionatori d’aria, con anche una scarsa qualità e quantità del vitto,
Nella Asl Roma D esistono evidenze di anomale modalità di accertamento dell’invalidità civile e un aumento 'anomalo' di prestazioni dei consultori. Anche in questo caso si registra un improprio utilizzo dei fondi regionali: una delibera del 2008 stanziava oltre 4 milioni di euro per realizzare progetti sperimentali e innovativi mai realizzati. Al ritorno dalla ferie i molti consiglieri che ancora latitano dalla aule consiliari si troveranno a dover studiare le carte preparate dal movimento che si prepara ad una  offensiva d'autunno. Fonte
SCRITTO DA AGAINST-CASTE. PUBBLICATO IN CRONACA & DIRITTI

Berlusconi firma contro le sue leggi: sì a marijuana libera, no a reato clandestinità

Fermatelo e pazzo ,e andato giù di testa e da internare..
non ci credo sia arrivato a questo punto per salvarsi.salvarsi da cosa poi è e rimane un delinquente e con queste firme lo ha dimostrato ancora una volta


Al banchetto dei referendum radicali l'ex premier ha firmato tutti e 12 i quesiti. Compresi quelli per abrogare le leggi su tossicodipendenze e immigrazione varate quando era al governo. Ma solo nel 2011 tuonava contro la sinistra che "vuole liberalizzare droghe e città aperte a clandestini"




Il salvacondotto giudiziario val bene uno spinello e qualche clandestino in più. E’ quello che deve aver pensato Silvio Berlusconi, quando sabato 31 agosto si presenta in largo di Torre Argentina a Roma per apporre la sua firma sui referendum radicali. Non solo quelli per “una giustizia giusta” (fra cui separazione delle carriere e responsabilità civile dei magistrati), ma tutti e dodici, compresi i quesiti sui cosiddetti “diritti umani”. Ed ecco che il Cavaliere, documento alla mano, verga di suo pugno la cancellazione del finanziamento pubblico ai partiti, la libertà di scelta nella destinazione dell’otto per mille, il divorzio breve. E poi il colpo di scena: l’ex premier dice sì anche alla marijuana libera e alla cancellazione del reato di clandestinità.
Firma per abrogare due leggi che portano il suo marchio di fabbrica, approvate quando era a Palazzo Chigi: la Fini-Giovanardi sulle tossicodipendenze e la Bossi-Fini sull’immigrazione. “Non sono d’accordo su tutti i punti, ma è giusto che gli italiani si esprimano”, si lascia sfuggire, dimenticando forse l’atteggiamento che lui e il suo partito hanno tenuto nelle due ultime tornate referendarie: nel 2005 sulla procreazione medicalmente assistita, quando il fronte laico, fallendo, provò a mandare in soffitta la Legge 40 e la più recente, due anni fa, con il trionfo dei quesiti contro il nucleare, per l’acqua pubblica e contro il legittimo impedimento. Se nel primo caso l’ex premier si limitò a un laconico “non so se voto” trincerandosi nel silenzio più assoluto, per la tornata del 2011, complice la scoppola che si era appena preso alle amministrative, fece campagna contro: “Un voto sul nulla”. E ancora: “Quesiti demagogici e fuorvianti”.
Altri tempi. D’altronde il Cavaliere allora poteva ancora vantarsi di non essere mai stato condannato nonostante i reiterati tentativi di una certa magistratura di estrometterlo dalla politica per via giudiziaria. Ora che invece è pregiudicato e rischia di finire fuori dai giochi, per giunta a causa di una legge (la Severino) da lui stesso votata, vale la pena rimangiarsi la tanto sbandieratatolleranza zero contro droga e clandestini per provare in extremis e per via referendaria la cosiddetta rivoluzione liberale della giustizia. Che, secondo i suoi calcoli, potrebbe portagli in dote il tanto desiderato salvacondotto per non decadere dalla carica di senatore.
Sembra passato un secolo quando, al fianco di Letizia Moratti durante le ultime amministrative milanesi, tuonava contro Giuliano Pisapia: ”Vuole la liberalizzazione delle droghe, le moschee in ogni quartiere, vuole Milano città aperta ai clandestini e ai campi rom”.
Era il 2011, lo stesso anno in cui l’allora premier faceva spallucce di fronte le pesanti critiche che piovevano da Bruxelles e comunità internazionale circa le politiche italiane sull’immigrazione. Dalreato di clandestinità, bocciato dalla Corte di Giustizia europea, fino ai respingimenti dei barconi in alto mare che nel 2012 valse all’Italia una condanna da parte della a Corte europea per i diritti dell’Uomo di Strasburgo. Normative contrarie alla Convenzione europea, che per Berlusconi però non avevano niente di sbagliato. Lo spiega lui stesso nel 2009, quando le autorità italiane per la prima volta deportano in Libia 200 somali ed eritrei, fra i quali donne incinte e bambini: “Il respingimento in mare non si significa assolutamente qualcosa di brutale. Noi ci accostiamo a questi barconi del dolore dove ci sono anche persone in schiavitù che vengono portate qui per esercitare il meretricio”. Un provvedimento “più umano” rispetto alla “detenzione nei Cie”, frutto della sempre più pressante esigenza di sicurezza dei cittadini. Che Berlusconi ha tradotto in realtà “grazie allo storico accordo firmato il 31 agosto 2008 con il leader libico Gheddafi” con buona pace di una sinistra che voleva aprire le porte a “un’Italia multietnica” con l’obiettivo di “concedere in 5 anni il voto agli extracomunitari e spostare a suo vantaggio la bilancia elettorale”.
Una battaglia liberale insomma, come quella contro l’utilizzo di sostanze stupefacenti, perché, come sostiene il Caimano, “la lotta alla droga prima di tutto è una battaglia di libertà”. Da perorare con una normativa criminogena come la legge Fini del 2006 che, eliminando la distinzione fra droghe leggere e pesanti e reintroducendo la dose massima consentita come spartiacque fra consumo e spaccio, ha riempito le patrie galere di semplici consumatori. Oppure creando nel 2009 ilDipartimento politiche antidroga per darlo in gestione a Carlo Giovanardi, uno che pensa agli spinelli e vede i vampiri: “La liberalizzazione delle droghe leggere comporta l’aumento del consumo di droghe pesanti e favorisce le attività criminali come la mafia”.
Ma adesso il pregiudicato di Arcore ha deciso di cambiare passo e anche su droga e immigrazione vuole “affermare il diritto dei cittadini italiani a poter dare il loro voto, sì o no, su dei problemi”. Comprensibile lo choc dei suoi compagni di partito che, tranne qualche eccezione si sono chiusi in un silenzio imbarazzato lasciando la filastrocca sullo spirito liberale del leader al solito Daniele Capezzone.  

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