l'audio
E' il 21 settembre 1990. Tangentopoli sta per esplodere e Giuliano Amato, notabile del partito più corrotto d’Italia, si premura di telefonare alla moglie Paolo Barsacchi, senatore e sottosegretario socialista morto quattro anni prima. Barsacchi è accusato dai colleghi di partito - tanto non poteva più difendersi, in quanto deceduto - di essere l’uomo a cui finì la tangente di 270 milioni di lire per la costruzione della nuova pretura di Viareggio.La vedova vuole fare nomi e cognomi. Ed è qui che Amato la chiama, per evitare (lo sostengono i giudici) "un capitombolo complessivo del Partito Socialista". Nella telefonata, di quasi 12 minuti, il giurista più amato da Napolitano consiglia alla signora Barsacchi, con voce imbarazzata, di raccontare una verità parziale. Gli consiglia di difendere il marito, senza però mettere in mezzo i veri responsabili (che Amato pare conoscere).
Sul sito del Fatto Quotidiano, in esclusiva, trovate l'audio originale. Eccone uno stralcio: “La mia impressione è che qui rischiamo di andare incontro a una frittata generale per avventatezze (..) Troverei giusto che tu direttamente o indirettamente entrassi in quel maledetto processo e dicessi che quello che dicono di tuo marito non è vero. Punto. Non è vero. Ma senza andare a fare un’operazione che va a fare quello non è lui, ma è Caio, quello non è lui ma è Sempronio. Hai capito che intendo dire? Tu dici che tuo marito in questa storia non c’entra. Questo è legittimo. Ma a… a… a… a Viareggio hanno creato questo clima vergognoso, è una reciproca caccia alle streghe, io troverei molto bello che tu da questa storia ti tirassi fuori”.
Così parlò il Dottor Sottile, quello con più poltrone in carriera di tutti gli showroom di Divani&Divani, neogiudice della Corte Costituzionale per sacro volere di Re Giorgio.
Dopo le rivelazioni del Fatto, il Movimento 5 Stelle ne chiede ora le dimissioni. Sarebbe il minimo. Sarebbe.
